L'uomo
Arta Terme e il suo territorio custodiscono due preziosi siti archeologici: Cjarsovalas e l’Ospitium a San Nicolò degli Alzeri. Immersi nel verde questi due luoghi hanno fornito indizi importanti per ricostruire la vita nella Valle in momenti storici lontani da noi. La sezione dedicata all’archeologia invita a scoprirli, tra reperti, giochi interattivi e ricostruzioni visive.
L’Ospitium dei Cavalieri Ospitalieri a San Nicolò degli Alzeri
Il complesso di San Nicolò degli Alzeri custodisce secoli di storia silenziosa. In epoca medievale, questo luogo sorgeva lungo un'importante via di comunicazione. Qui l'Ordine degli Ospitalieri — i Giovanniti — fondò un ospizio per offrire riparo, cure e conforto ai viaggiatori. Riportato alla luce tra il 2007 e il 2011 grazie a scavi condotti insieme alla comunità locale, il sito ha restituito oggetti quotidiani, tracce di pasti, una moneta boema e persino un piccolo mausoleo funerario. Un luogo di passaggio che, pezzo dopo pezzo, ci racconta un mondo medievale molto più connesso di quanto immaginiamo e ricco di sfumature.
Le indagini archeologiche
L’Ospitium dei Cavalieri Ospitalieri a San Nicolò degli Alzeri (Arta Terme, UD) è un sito medievale di grande rilevanza storica, indagato tra il 2007 e il 2011. Il complesso, menzionato per la prima volta in un atto testamentario del 1335 e legato all’ordine gerosolimitano (confermato da un documento del 1402), sorge a ovest della chiesa di San Nicolò. Gli scavi hanno portato alla luce una struttura articolata: cinque strutture disposte a nord e ovest di una corte centrale, con un muro di cinta, costruito con ciottoli sbozzati e malta di calce. Sul lato ovest, una soglia con due gradini segna un ingresso secondario.
I vani all’angolo nord-ovest risalgono alla prima fase costruttiva e condividono un muro e in quello più a sud-ovest è stato identificato un forno quadrato da cui provengono frammenti di ceramica, vetro e ossa animali. In una fase successiva furono aggiunti i vani adiacenti, probabilmente residenziali, con pavimenti in malta su vespaio, intonaci parietali e aperture ad arco. Le murature, in pietrame calcareo sbozzato, erano costruite a secco, riutilizzando anche massi erratici.
A nord-ovest della chiesa, il vano isolato nella corte centrale è stato interpretato come mausoleo funerario: presenta un vestibolo, una fossa tombale oblunga, probabilmente per una figura di rilievo, una balaustra in lastre lapidee e un fondo rivestito da intonaco grezzo.
Il complesso, dipendente dall’hospitale di San Tomaso di Majano, fu attivo tra la prima metà del XIII secolo e l’inizio del XVI, servendo come punto di accoglienza per viandanti e pellegrini lungo le rotte alpine. Le indagini archeologiche hanno permesso di ricostruire la planimetria e le funzioni del sito, contribuendo a una migliore comprensione della vita quotidiana, delle tecniche costruttive e delle dinamiche di abbandono di un insediamento ospitaliero nel Friuli medievale. L’Ospitium di San Nicolò degli Alzeri, quindi, non solo offre una finestra sul passato, ma rappresenta anche un importante tassello per la ricostruzione della storia dei pellegrinaggi e degli ordini religiosi-militari in Europa.
A pochi minuti da Piano D’Arta sorge la piccola chiesa di San Nicolò degli Alzeri. Raccolto tra le montagne questo luogo custodisce un sito oggetto di numerose ricerche storiche e archeologiche: l’Ospitium dei Cavalieri Ospitalieri. Un luogo che, per oltre duecento anni, accolse viaggiatori, pellegrini, mercanti sotto il vigile occhio di un ordine religioso - militare nato a Gerusalemme. Una storia tutta da scoprire.


Cjarsovalas: un villaggio medievale nelle Alpi Carniche
Il sito di Cjarsovalas (o Chiaserualis) si trova a 1235 metri di altitudine, sulle pendici settentrionali del Monte Plombs. Fino alla metà del XX secolo, l’area era utilizzata come pascolo, mentre oggi è coperta da una fitta vegetazione boschiva, principalmente di faggi e alcune conifere.
Il sito è caratterizzato da 15 depressioni rettangolari circondate da accumuli di pietre (aggeri) e da un gruppo di tre depressioni più a ovest. Queste strutture, già studiate a fine Ottocento e inizio Novecento da Luigi Gortani e Alfredo Lazzarini, furono interpretate come resti di un antico villaggio. Il sito era probabilmente abitato solo nei mesi più miti e rappresenta un esempio raro di villaggio d’altura in Carnia.
Il nome Chiaserualis (o Cjarsovalas) fu interpretato come "case dirute" (dal latino ruere), mentre i vicini Champùz ("piccoli campi") erano collegati ai terrazzamenti agricoli circostanti.
Lo Scavo Archeologico
L’intervento, condotto da Arc-Team sotto la direzione scientifica del Dott. Roberto Micheli (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia), si è svolto tra agosto e ottobre 2018. L’obiettivo era comprendere la natura del sito e recuperare materiali datanti per ricostruire il modello di sfruttamento del territorio montano, possibilmente simile ad altri contesti carnici, come, ad esempio, Cabia e Lauco.
Sono state indagate quattro strutture (3, 5, 9 e 15) attraverso saggi di scavo:
- Struttura 5: Si tratta di una piccola costruzione trapezoidale (6,6 x 5,4 m) con muri a secco in pietra locale e, all’interno, un piano in argilla inclinato verso est, interpretato come pavimentazione. Sono stati rinvenuti due chiodi di ferro vicino all’ingresso, unica traccia dell’alzato ligneo, mentre le murature, di qualità modesta, suggeriscono una funzione non abitativa (forse un fienile o una stalla).
- Struttura 15: È la più grande (75 mq), con muri curati e un piano in argilla leggermente inclinato. Al suo interno sono state rinvenute tracce di una carbonaia (una struttura per la produzione di carbone), che ha disturbato i livelli originali. Alcune pietre poggia-palo e una buca per un palo ligneo confermano la presenza di un alzato in legno. In questo caso, la qualità delle murature e la presenza di elementi strutturali interni suggeriscono una funzione abitativa.
- Struttura 3 e 9: I saggi esplorativi hanno confermato la presenza di basamenti in pietra e piani in argilla, simili a quelli delle altre strutture.
Le indagini hanno confermato che le 15 depressioni corrispondono a strutture con basamento in pietra a secco e alzati in legno, tipiche dell’edilizia alpina medievale. Si osservano prevalentemente pietre calcaree sia a spigolo vivo che arrotondato, prive di segni di lavorazione; in numero minore si trovano frammenti di marne rosse e grigie e pietre vulcaniche; molto rari invece i frammenti di conglomerato e di arenaria.
L’assenza di reperti (solo pochi frammenti ceramici e ossi animali) suggerisce un abbandono sistematico del sito, forse legato a uno spostamento della comunità verso altre aree. Le strutture sembrano avere funzioni diverse: alcune sembrano essere state abitazioni, come la struttura 15, con muri curati e pavimentazione in argilla, mentre per altre, come la struttura 5, più semplice, è più verosimile una funzione come edifici di servizio, ad esempio fienili o stalle. I pochi frammenti ceramici rinvenuti suggeriscono una frequentazione in altomedioevo/inizio medioevo, ma l’analisi dei carboni (dalla struttura 5) potrebbe fornire dati più precisi.
Data l’alta quota (1235 m), è possibile che il villaggio fosse occupato solo nei periodi più miti dell’anno, per pratiche di alpeggio o sfruttamento dei terrazzamenti agricoli nei mesi estivi. L’assenza di focolari all’interno delle strutture potrebbe essere dovuta alla funzione non abitativa di alcune di esse o alla distruzione causata dalla carbonaia nella struttura 15. Il sito di Cjarsovalas rappresenta un raro esempio di villaggio medievale d’altura in Carnia, con strutture in pietra e legno organizzate in modo funzionale. La tecnica costruttiva con uso di pietre a secco e alzati in legno con palificazioni interne ricorda quella del villaggio austriaco di Oberstalleralm, un esempio di architettura alpina medievale. È possibile che la mancanza di ganci in metallo sia dovuta ad una tecnica edilizia ad incastro del tipo “blockhouse”, molto utilizzata in ambiente alpino, che vedrebbe uno scarso impiego di questi dispositivi. Tuttavia non è da escludere che la parte lignea sia stata smontata e recuperata negli anni successivi all'abbandono dell'abitato. Lo scavo ha permesso di ipotizzare un modello di vita legato allo sfruttamento stagionale del territorio alpino in epoca medievale.
Alle pendici del monte Plombs si trovano le tracce di un antico villaggio, oggi immerso nel bosco: Cjarsovalas. Questo sito archeologico conserva una rara testimonianza di un insediamento d’altura in Carnia. Abitato probabilmente solo nei mesi più miti, popolato di strutture a secco Cjarsovalas ci parla di una presenza umana discreta, perfettamente integrata nel paesaggio.




